Distratto, io? Essere focalizzati con le Mappe Mentali è il “new sexy”

Multitasking e distrazione

Siamo tutti smart e connessi

Quanti minuti riesci a stare concentrato sulla stessa attività? Se non lo sai, prova a farci caso.

La mancanza di focalizzazione e di concentrazione è la nuova malattia lavorativa del secolo.

La “Distrazione digitale” è un argomento molto caldo ovunque e in particolare nelle aziende. Con le uscite degli ultimi modelli di iPhone e Samsung, le prime indicazioni sulle vendite dimostrano che siamo tutti dipendenti dal nostro smartphone e dai dispositivi connessi. Ricerche recenti indicano che passiamo il dito sui nostri dispositivi 2.641 volte al giorno e una ricerca di Deloitte del 2017 svolta negli USA indica che più dell’82% delle persone possiede un iPhone.

La distrazione digitale crea dipendenza

Perché ogni pochi secondi sentiamo la necessità di prendere in mano lo smartphone?
Recenti studi dell’American Psycological Association dimostrano come l’utilizzo dei device creano dipendenza e hanno un forte impatto sulla nostra mente. I nostri cervelli adorano i dispositivi perché le notifiche e i contenuti sempre nuovi provocano produzione di dopamina, l’ormone della gratificazione e della ricompensa, che per il nostro fisico è uno stimolo più che positivo.

I produttori di dispositivi stanno riconoscendo i problemi e fornendo funzionalità per controllare o gestire l’utilizzo. Facebook e gli altri fornitori di contenuti stanno facendo grandi dichiarazioni sulla riprogettazione delle loro piattaforme e dell’esperienza utente per renderla “più sana”. Resta il fatto che queste promesse contrastano con la necessità commerciale di farti rimanere più a lungo sul loro contenuto. Il dilemma più grande nella nostra giornata è tuttavia la mancanza di concentrazione.

Quali sono le competenze future

Nel 2016 il World Economic Forum ha pubblicato il rapporto “Il futuro dei lavori” e ha messo in evidenza le 10 migliori competenze che saranno necessarie per adattarsi al lavoro nel 2020.

Le abilità richieste sono proprio quelle “soft skill” legate alle capacità cognitive, che vengono riassunte nelle 4C:

  • Complex Problem Solving (soluzione di problemi complessi)
  • Critical Thinking (pensiero critico)
  • Creativity (creatività)
  • Cognitive flexibility (flessibilità cognitiva)

Questi tipi di capacità cognitive sono esattamente il tipo di abilità che interrompiamo con la distrazione digitale, l’utilizzo smodato delle e-mail e il continuo ricorrere alla loro lettura non disciplinata. Per il cervello questi eventi hanno lo stesso effetto che troppi zuccheri, vita sedentaria e cibo spazzatura, hanno sul nostro corpo. La cosa più grave è che siamo ancora meno consapevoli del male che ci facciamo.

Top Skill richieste dalle aziende
Le capacità richieste dalle aziende nel 2020 secondo il World Economic Forum

L’effetto di questi comportamenti induce una sorta di rifiuto nei confronti delle informazioni e delle cose da fare, rifugiandosi nella procrastinazione, la quale non può che peggiorare le cose. A causa delle costanti interruzioni e del senso di sovraccarico, ci distraiamo volentieri e naturalmente per sentirci meglio. Ciò implica il fatto che ci giustifichiamo quando rimandiamo le cose da fare per guardare un attimo il telefono, la notifica, la mail, perché è più facile che concentrarsi sui doveri, meno soddisfacenti nell’immediato.

Se vuoi approfondire questo argomento ti consiglio vivamente il libro “Distracted mind. Cervelli antichi in un mondo ipertecnologizzato” di Adam Gazzaley e Larry D. Rosen.

Più distratti e meno produttivi

E queste distrazioni e interruzioni sono mentalmente stressanti. In realtà sono legati ai nostri sistemi limbici e alla risposta di “fuga o combattimento” dell’amigdala. Come molti neuroscienziati ci fanno notare, alcune parti del nostro cervello sono evolute ma non così in fretta come la tecnologia. Infatti, la risposta mentale alla notifica della posta in arrivo o del nuovo tweet equivale ad un segnale di allerta come un fruscio nell’erba in una notte buia.
Il nostro cervello rilascia sostanze chimiche per aumentare l’attenzione al contesto come se potessimo essere in pericolo. Il desiderio quindi di andare a vedere se quell’allerta è un pericolo o no aumenta e il fatto che il cervello poi non trovi un pericolo ma qualcosa di piacevole aumenta la nostra dipendenza e la nostra inconsapevolezza nel distrarci continuamente.

Essendo paragonabile ad un comportamento istintivo e non governabile, stare concentrati è quasi impossibile! I nostri cervelli utilizzano una serie di percorsi chiamati “Executive Function Networks” che servono per focalizzarci su lavori che richiedono concentrazione mentale.
In questi casi lavoriamo con la nostra memoria a breve termine, guidata dall’ippocampo, la cui una capacità è molto limitata e non è in grado di gestire molte situazioni in contemporanea. Infatti, ecco che arriva una distrazione o interruzione e la concentrazione si perde. Le ricerche hanno dimostrato che possono essere necessari fino a 25 minuti per ricentrarsi su quell’argomento per ricominciare.

Il multitasking non esiste

Inoltre, le ultime ricerche stanno dimostrando che il famoso “multitasking” non esiste. Non siamo in grado di gestire più cose contemporaneamente. Dedichiamo pochi secondi ad ogni argomento o attività e questo ci rende paradossalmente improduttivi, credendo al contrario di fare di più.
Inoltre ci distraiamo, più diventa difficile concentrarci in generale. Questo spiega perché le persone che possono controllare il loro ambiente e i propri dispositivi sono generalmente in grado di focalizzarsi più rapidamente e per periodi più lunghi. Non è che sono fisiologicamente diversi, si sono semplicemente disciplinati per essere più efficaci.

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